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CINQUANTENARIO DELLA MORTE DI MADELEINE DELBREL

350 personnes hanno assisito, il 17 e 18 ottobre, al convegno teologico internazionale che le è stato consacrato

 


Grande successo di partecipazione per il convegno teologico internazionale su Madeleine Delbrêl organizzato dagli «Amici di Madeleine Delbrêl» e «Nouvelle Cité» all’Institut Catholique di Parigi.

Questo convegno, posto sotto il duplice patrocinio del Consiglio pontificio per la Cultura e della Fondazione Jean Rodhain, è stato presieduto da Mons. Claude Dagens, Vescovo d’Angoulême et membro dell’Accademia di Francia.

Il suo obiettivo è stato di fare il punto sulla conoscenza che si ha oggi di Madeleine Delbrêl, quando 12 volumi delle sue Opere complete sono stati pubblicati da «Nouvelle Cité» (su una ventina di volumi previsti in totale). Esso ha anche permesso di misurare l’estensione della sua diffusione internazionale mentre la sua reputazione di santità non cessa di accrescersi.

Più di 20 relatori si sono succeduti nelle due giornate: rettori di Facoltà, teologi affermati e giovani dottorandi, ricercatori di altre discipline (sociologia, storia sociale, letteratura), ma anche testimoni vecchi e nuovi della sua opera e della sua spiritualità ; uomini e donne originari di 7 differenti Paesi: Francia, Germania, Canada, Cina, Spagna, Italia e Libano. L’Italia è stata rappresentata da don Luciano Luppi, docente di teologia spirituale alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna di Bologna, da Edy Natali, di Pistoia, teologa e autrice di ‘Madeleine Delbrêl, una Chiesa di frontiera’ e da Mons. Pierangelo Sequeri, rettore della Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale di Milano. Questa grande diversità di sguardi gettati sulla figura di Madeleine Delbrêl ha permesso un dibattito animato e aperto a interessanti piste di ricerca. »


CONVEGNO : SINTESI DEGLI INTERVENTI
Traduzione : Deborah Montemezzo


Venerdì 17 ottobre, al mattino

 

- Don Gilles FRANÇOIS e don Bernard PITAUD: «Bilancio di 20 anni de recerche: l’évoluzione di una immagine»


- Don Luciano LUPPI: «La teologia dell’alleanza in Madeleine Delbrêl: Alleanza di somiglianza e alleanza di redenzione»

 

 

Madeleine Delbrêl – commentando nel 1960 il passo di Isaia 42,6-7 – afferma che “Dio ci ha fatti alleanza. Noi siamo un fatto di alleanza divina”. Il termine « alleanza » - usato in precedenza per qualificare una presenza in mezzo ai non credenti ricca di condivisione, ma rinunciataria sul piano apostolico e redentivo - ritrova così il suo pieno significato biblico positivo. La Delbrêl pone la prospettiva della “alleanza” come la chiave di lettura fondamentale e sintetica di tutta la vita cristiana e quindi anche di ogni azione missionaria. Preoccupata di “diventare una cosa sola con Dio e donarsi in Lui a tutti”, Madeleine si consegna al Vangelo, col desiderio di viverlo tutto intero, senza restrizioni, ma anche senza specializzazioni spirituali o apostoliche, pronta a rispondere agli appelli di Dio che risuonano nelle mutevoli circostanze della vita come altrettante occasioni di testimonianza e “trampolini per l’estasi”. Così radicata sull’essenziale evangelico del duplice comandamento dell’amore e posseduta “dal senso dell’alleanza”, la vita diventa per lei come una danza “tra le braccia della sua Grazia”, come “un prolungamento vivo ed agile” di Cristo, che fa del cristiano il “Gesù di oggi”, una parabola vivente del Vangelo, un invito per tutti a entrare nella danza dell’alleanza.Ma questa danza dell’alleanza, il cristiano la può vivere solo radicato nella Chiesa e insieme ad essa come un prolungamento di Gesù Cristo, Figlio di Dio e figlio dell’uomo, da compiere senza amputazioni. Il cristiano “fatto alleanza” è chiamato a danzare procedendo sul crinale in cui si incontrano i due abissi, quello insondabile dei misteri di Dio e quello misurabile dei rifiuti di Dio da parte del mondo, partecipando allo "stato violento" della Chiesa tra il Regno di Dio e il peccato del mondo.Madeleine, parlando del duplice abisso, rilegge e attualizza in chiave più cristologica e missionaria il tema di san Giovanni della Croce della salita tra “Todo y Nada”, in una lettura che lascia intravedere le tracce della ferita del suo “incontro abbagliante” con Dio della conversione. Dal realismo dell'alleanza scaturisce la volontà di installarsi in Cristo in stato di famiglia con tutti. Ne segue una vita vissuta sotto il segno di una paradossale solitudine, nella “stretta e incessante clausura del più prossimo”, sospinti dal "peso della grazia" a un appuntamento con Cristo nell'abisso del peccato del mondo, per una carità "dall'olio del buon samaritano all'aceto del Calvario".


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- Don Rémy KUROWSKI: «La teologia degli scritti missionari di Madeleine Delbrêl»

 

Attraverso alcuni aspetti degli scritti missionari di Madeleine Delbrêl vediamo come ella cerchi di approfondire i fondamenti e gli sbocchi della missione cristiana. Se i secondi, che consistono nel rendere gloria a Dio a motivo della partecipazione all’opera di salvezza in Cristo, non sono cambiati dall’epoca degli apostoli, sono tuttavia da rinnovare per metterli in una prospettiva teologica che tenga conto delle condizioni (i fondamenti) nelle quali si dà l’annuncio missionario. Nella prospettiva del Concilio Vaticano II, MD intende contribuire a rinnovare il modo di essere missionari precisando il « necessario » con cui i missionari « senza battello » devono partire e con quale scopo, prendendo le distanze da una certa visione civilizzatrice delle missioni coloniali. Perché in effetti nel contesto di MD si trattava di andare molto vicino, senza battello, giusto alla periferia della grande città di Parigi per incontrare dei poveri che pativano un duplice male, quello della povertà materiale e quello della povertà spirituale. Di fronte a questa doppia indigenza di una vita degna, ordinaria, il missionario senza battello non è né il primo né il solo, anche se è destinato a provare un sentimento di solitudine.
Certo, vi sono già delle strutture parrocchiali esistenti, ma sembrano superate dalle nuove realtà sociali e dalle sfide che ne derivano. Questi nuovi venuti dalle campagne che formano il proletariato, sono suscettibili di prestare facile orecchio ad ogni presenza che porti sostegno e conforto. MD sa che al di là dell’urgenza di portare soccorso a tutti questi poveri che sono i proletari o gli stessi marxisti, è in gioco la fede nel Dio vivente e la sua gloria. Il desiderio di rendere gloria a Dio spinge il missionario ad andare all’estremità di se stesso, cosa che in effetti può condurlo a sperimentare la solitudine, ma una solitudine che è grazia perché vissuta nella fede personale profonda e della Chiesa che lo invia per realizzare insieme, da apostolo, il mandato di Cristo stesso.

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Venerdì 17 ottobre, al pomeriggio

 

- Michèle RAULT: «Approccio locale: M. Delbrêl tra i cristiani impegnati a Ivry»

 

Ivry-sur-Seine, sobborgo della periferia rossa di Parigi, ha attirato i cristiani che, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, si lanciavano in un tentativo di riavvicinamento tra la Chiesa e la classe operaia. Sappiamo che questa aspirazione, nata dalla constatazione della scristianizzazione, ha dato vita ai preti operai, ma resta poco noto e ancor meno studiato che delle donne, cristiane e laiche, hanno anch’esse, negli stessi anni, scelto di impegnarsi in una vita missionaria totalmente innovativa. La forza d’attrazione di Ivry, guidata da un’Amministrazione comunista fin dal 1935, si è manifestata una prima volta negli anni Trenta donando un luogo di apostolato alla capo scout Madeleine Delbrêl. Durante la Seconda Guerra Mondiale, altre comunità di donne sceglieranno ugualmente di installarvisi. Rifiutando di integrarsi negli inquadramenti ecclesiastici preesistenti, queste donne hanno scelto di immergersi nel sottoproletariato e nel mondo operaio, di lavorare in officina e a volte di impegnarsi sindacalmente. Ciascuna di queste comunità, create e guidate da personalità carismatiche, ha sempre tenuto alla propria specificità. Malgrado le diverse sfumature, queste comunità di donne hanno contribuito a rinnovare l’idea stessa di missione nella seconda metà del XXe secolo.

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- Jean-Marie DONEGANI: «La posta in gioco politica e spirituale di una presenza cristiana in ambiente popolare: Madeleine Delbrêl e il rifiuto del progressismo»

 

Madeleine Delbrêl ha trascorso trent’anni a Ivry, affiancando i militanti comunisti e lavorando in collegamento con l’amministrazione. Malgrado la confessione di subire una tentazione da parte del comunismo ella ha sempre sottolineato la sua presa di distanze dal partito e dalla sua ideologia, rifiutando perfino di partecipare al ricevimento in onore di Nikita Khrouchtchev organizzato dall’amministrazione. In un periodo caratterizzato nel mondo cristiano dalla seduzione del progressismo, quest’attitudine è singolare e merita di essere interrogata alla luce degli scritti spirituali di Madeleine Delbrêl. Questa comunicazione mira a cogliere la posta in gioco per lei di una presenza cristiana in ambiente popolare e a comprendere in che modo ha potuto, impegnandosi nel quotidiano sul terreno dell’azione caritativa, defilarsi senza sbavature da ogni appartenenza politica ma anche da ogni impegno esplicitamente militante in un momento in cui questa cosa era fortemente valorizzata dai movimenti operai cristiani. È senza dubbio nella sua concezione personale dell’apostolato che si trova la risposta a questa questione. Un apostolato della presenza tranquilla e sicura di sé che molto rapidamente ha avuto meno la preoccupazione di convertire che di accompagnare.
Per altro verso, la sua concezione dell’appartenenza alla Chiesa e dell’obbedienza ai suoi dettami ha costituito un elemento molto importante del suo evitamento del progressismo in un momento in cui le sanzioni romane hanno colpito le principali riviste e i principali protagonisti dell’affiliazione al Partito comunista.


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- Emmanuelle e Emmanuel GODO: «Madeleine Delbrêl, una scrittrice paradossale»

 

Per il fatto che chiedeva alla bellezza di donarle la sua carità può essere considerata una scrittrice paradossale. Se, come ella scrive, «Vi è un’arte spirituale che la nostra anima realizza inchinandosi davanti a ciò che è bello» e se il silenzio «è l’arte per eccellenza», quale statuto accordare alla scrittura nell’opera di Madeleine Delbrêl? Forse è un mezzo per trasmettere un’esperienza che si gioca prima o fuori di essa? Forse è il luogo stesso di un’esperienza spirituale? Si può applicare di fronte ai testi di Madeleine Delbrêl il principio che ella formula a proposito del Vangelo: «Non è fatto per essere letto, ma per essere ricevuto in noi»? Di fronte a un’opera attraversata da una tale esigenza di verità il paradigma letterario ha ancora una validità? È quanto cercheremo di stabilire in una espozione in due parti. La prima centrata sul paradosso di un’opera letteraria che mira a trasmettere altra cosa che un’emozione estetica. La seconda dedicata a un approccio maggiormente stilistico che ha lo scopo di mettere in luce alcuni grandi principi di scrittura che strutturano l’opera di Madeleine Delbrêl.

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- Mons. Claude DAGENS: «Dio nel mondo – la teologia di Madeleine Delbrêl»

 

Se Madeleine Delbrêl fosse stata definita « teologa », possiamo pensare che ella avrebbe protestato, lei che non aveva fatto studi di teologia e che aveva conosciuto qualche tensione con alcuni teologi come Père Gaston Fessard.
Ma cinquant’anni dopo la sua morte, è possibile riconoscere:
- che questa donna sapeva parlare di Dio in modo intenso, facendo comprendere che Egli non è solo all’origine e al fondamento del mondo, ma che Egli è più importante e più vivente di tutto e che lo si deve preferire a tutto, divenendo nel mondo non solamente i suoi testimoni, ma uomini e donne legati a Lui a nome degli altri;
- che questa donna non si contentava di parlare di Dio agli altri, e in particolare ai suoi amici atei, ma che ella non cessava di parlare degli altri con Dio, con la coscienza di essere come « delegata » dagli altri in questa relazione vitale con Dio.
Oggi è dunque possibile leggere e ascoltare Madeleine Delbrêl come una voce profetica che ci chiama ad essere dei « delegati » di Dio in un mondo che fa a meno di Lui, ma che non professa più un ateismo militante, e la cui generale indifferenza ci può risvegliare.


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Sabato 18 ottobre, di mattina:

 

- Don Raphaël Buyse: «Alla periferia della Chiesa»

 

Quando quasi dieci anni fa è stata redatta la Carta della Fraternità diocesana dei sagrati, a partire da una rilettura molto stringente di alcuni anni di pratica missionaria, e quando è stata messa in evidenza la prossimità di ciò che cerca di vivere questo gruppo con le intuuizioni di Madeleine, si è reso necessario trovare un nome. Quello di « sagrato » si è imposto velocemente, perché è vero che i gruppi della Fraternità diocesana hanno a cuore di « uscire », di « andare verso », di « metterci per strada », di « camminare », di « vivere gomito a gomito » con coloro che non condividono la fede in Gesù Cristo.
È divertente pensare che se papa Francesco fosse arrivato qualche anno fa, questa Fraternitàsi sarebbe ben potuta chiamare la Fraternità dicoesana « delle periferie » : ci sarebbe stato bene.
Lo scorso gennaio, durante l’assemblea annuale della Fraternità diocesana dei sagrati, ci siamo dedicati a un piccolo gioco : «Chi ha detto che cosa ?»… Abbiamo proposto all’assemblea dei partecipanti alcune citazioni mescolate di papa Francesco e di Madeleine, e l’assemblea doveva riconoscere chi avesse deto che cosa: non è stato facile separare le parole, tanto apparivano delle convergenze forti tra le prospettive missionarie di Madeleine e di Francesco…
Al di là degli anni e dei contesti culturali differenti, è il medesimo Spirito che li trascina e che ci conduce oltre quello che pensiamo…

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- Mons. Georges Gilson: «Attualità delle intuizioni di Madeleine Delbrêl per la pastorale»

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- Sr Micheline Laguë: «Una donna pioniera e guida per la missione»

 

Ieri il dramma dell’umanesimo ateo, oggi la «gaia disperazione» danno luogo a una «spiritualità laica (?)». Dio non esiste, non vi è «aldilà», soltanto «la vita nel mondo» è l’orizzonte dell’esistenza umana. Una professione di fede secolare che pone una sfida tanto più grande agli uomini e alle donne credenti che ritrovano presso gli atei un modo di vivere i valori umani vicino a quello del Vangelo.
Una spiritualità laica nel quotidiano è proposta da Jacques Grand’Maison (2013) come luogo di incontro tra cristiano e umanista ateo. Il primo punto dell’esposizione mostra in che cosa questa proposizione può avere un’incidenza nociva sulla responsabilità missionaria di uomini e donne cristiani. Una situazione che raggiunge ciò che Madeleine descrive nel movimento della Missione verso il comunismo nelle sue due tendenze di alleanza e di salvezza.
Pioniera nella sua maniera di esporre le sue vedute al riguardo dell’impegno dei cristiani in ambiente ateo, Madeleine è allo stesso modo una guida per la Missione. «Geremia del nostro tempo», ella non cessa di invitare a vivere «al modo in cui diceva e faceva Gesù». Questo è un vero leitmotiv che ispira il suo modo d’essere e di agire. Non vi è altra scuola per imparare ad amare Dio e il prossimo, per imparare ad annunciare il Vangelo nel linguaggio di Gesù Cristo. Il secondo punto di questa presentazione illustra diversi aspetti di questo insegnamento. Una breve conclusione: l’annunciatore della buona notizia grida con tutta la sua vita la sua felicità di credere al Dio di Gesù Cristo e questo lo rende capace di ricevere le domande di questo tempo. Lezione missionaria data da «un maestro del suo tempo», per non dire «un maestro per il nostro tempo».

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- Dorothee STEIOF: «Rendere gloria a Dio - Incontro di M. Delbrêl con l’Antico Testamento»

 

Ho esaminato i testi di Madeleine Delbrêl e alcuni testi dell’Antico Testamento sotto la prospettiva della pratica della lode e della glorificazione di Dio.
Il tema che giustifica la gloria si ritrova per esempio nell’incoraggiamento di Madeleine Delbrêl ad osare superare nuovi limiti nella pastorale della Chiesa per permettere una forma più radicale di avvicinamento tra gli esseri umani e di uguaglianza tra glii uomini.
Inoltre Madeleine Delbrêl invita a vantaggio del tema della gloria di Dio a lasciare dietro di sé le proprie preoccupazioni per gli esiti della propria vita, per esempio per evitare i propri peccati (prospettiva antropocentrica), e di conseguenza a volgere lo sguardo verso la gloria di Dio (sguardo all’uomo in una prospettiva teocentrica conseguente).
La gloria vuole dire così il compimento di sé in relazione a Dio – agire per amore di Dio, semplicemente perché è Dio, amare Dio per se stesso, non per interesse né per ragioni di riuscita. Lodare per lodare – amare per amare – come mostra Madeleine in modo così sorprendente secondo la testimonianza di vita di Charles de Foucauld che definisce «uomo di adorazione».

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- Dr Katja BOEHME: «La Chiesa non può diventare sale della terra se non attraverso i’laici (Lumen Gentium 33). La spiritualità del battesimo secondo M. Delbrêl»

 

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- Mons. Otto GEORGENS: «Qualche riflessione sulla meditazione poetica ‘La vita che ama’»

 

Tra il 1945 e il 1950 Madeleine Delbrêl (1904-1964) ha scritto alcuni testi che, ancor’oggi, godono di una grande popolarità. Sono raggruppati sotto il titolo di “meditazioni poetiche”. Si tratta di contemplazioni spirituali scritte in lingua poetica, ispirate alla vita e che in parte alludono alla Sacra Scrittura. La vita e il Vangelo vi sono legati in un modo che è caratteristico della vita di Madeleine Delbrêl. I titoli dei suoi testi testimoniano una certa originalità, come ad esempio “Spiritualità della bicicletta”, “Il ballo dell’obbedienza”, “Liturgia dei Senza Ufficio” e “La passione delle pazienze”. Questi testi ed altre meditazioni poetiche sono raccolte nel terzo volume (il quarto dell’edizione italiana) delle Opere Complete: “Umorismo nell’amore”. In questa serie si trova anche la meditazione: “La vita che ama”, inedita fino al 2005. Vorrei dare a questa meditazione il titolo: “La vita che impara ad amare” o, con parole mie: “Vivere nell’elemento dell’amore”.
In questa meditazione Madeleine Delbrêl dice che i cristiani sovente sono tentati di adattarsi al mondo. Pensa che un adattamento superficiale non abbia l’effetto voluto. I cristiani che cambiano il loro linguaggio e il loro comportamento per “avere successo” presso gli altri, al fine di convincerli si danno pena per niente. Dovremmo essere più saggi. “Noi portiamo in noi stessi il germe di tutte le trasformazioni necessarie”. È sufficiente rimanere nello “zampillio di Dio”. Dio ci dona l’amore per incontrare gli altri. Questo amore ci aiuta a trovare le parole giuste che non soltanto sono udibili, ma che toccano anche il cuore di colui che ci sta di fronte. Questo amore viene dal fondo del cuore e tocca il cuore. Non si può essere un cristiano missionario e apostolico senza intrattenere una relazione permanente e vitale col Dio vivente. L’amore è la nostra sola missione. “La carità è la nostra vita divenuta vita eterna”.

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Sabato 18 ottobre, nel pomeriggio

 

- Sr Mariola LOPEZ-VILLANUEVA: «Trasfigurazione del quotidiano: la mistagogia evangelica di M. Delbrêl»

 

Per approfondire i parametri dell’esperienza mistico-profetica di Madeleine Delbrêl, abbiamo messo in relazione la sua opera con la « mistica del quotidiano » di Karl Rahner.
Costui formula tre note che riguardano ciò che dovrebbe caratterizzare una spiritualità cristiana dei nostri giorni. La prima fu la più conosciuta e interpretata : « Il cristiano di domani o sarà un mistico, cioé qualcuno che ha « sperimentato » qualcosa, oppure non sarà cristiano »… Ma, unita a questa, vi sono altre due note che hanno avuto minore risonanza. La seconda si riferisce al servizio di questo mondo concreto, radicandovisi, vivendo una vita spirituale più incarnata, e la terza tratta della necessità di una nuova concezione ascetica della libertà.
Troviamo questi tre aspetti molto sottolineati e radicalizzati percorrendo gli scritti e la vita di Madeleine Delbrêl ; la sua testimonianza riveste una grande attualità per il compito urgente di ritrovare strade che incanalino un modo di essere nella vita, contemplativo e attivo, che donino senso al cristianesimo del XX secolo. Ella ha voluto introdurre al cuore della vita secolare nuove manière di fare esperienza di Dio, di riorientare la sua vita verso i volti più deprivati e di approfondire cammini di ospitalità e di dialogo.

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- Don Sayed MARROUN: «L’influenza di Charles de Foucauld nel pensiero eucaristico di M. Delbrêl»

 

Charles de Foucauld ha esercitato su Madeleine Delbrêl un’influenza evidente, sebbene non esclusiva, riguardo a molti aspetti professionali, teologici e spirituali. I diversi temi della lettura fatta da Madeleine Delbrêl dell’esperienza eucaristica del padre Charles testimoniano del modo in cui questo prete ha influenzato il suo pensiero sull’Eucarestia. Essi sono: il posto centrale dell’adorazione eucaristica nella vita quotidiana; il ruolo essenziale dell’adorazione per il mondo e per la Chiesa da cui discende la necessità di lavorare a favore della diffusione di questa pratica; l’adorazione come atto d’amore e sprofondamento esistenziale nel mistero di Cristo; l’adorazione in quanto esperienza di prossimità col Cristo presente sotto la specie sacramentale; l’adorazione che conduce all’espansione della grazia e, a partire da là, diventa esperienza di corredenzione; una concezione dell’Eucarestia dall’angolatura del mistero dell’Incarnazione, in questo senso l’adorazione è un’esperienza di compagnia del Verbo inarnato e la celebrazione dell’Eucarestia permette un prolungamento storico dell’Incarnazione; l’Eucarestia come sorgente di carità; la sacramentalità della vita cristiana che si realizza attraverso l’Eucarestia e che permette al cristiano di essere configurato a Cristo e di assimilare Cristo per costituire, con il suo essere cristiano, una mediazione di presenza del Cristo pasquale per il mondo.

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- Edy NATALI: «Note semplici per semplici cristiani del XXIesimo secolo»

 

La grandezza di Madeleine è questa : fare “l’éterno con il tempo, permettere que affiori l’eternità in ogni istante della giornata, in ciascun atto abituale la presenza stupefacente di Dio; riuscire a percepire persino nella più semplicem piccola e insignificante parte del reale, il suo fondamento ontologico divino.
Ella ha vissuto intensamente la sua vocazione per Dio in mezzo agli uomini del suo tempo, leggendo, nel dramma dell’umanità atea, l’appello a un cristianesimo di frontiera, a una vita adattata ‘alle trincee’, senza abitudini, idee preconcette, capace di modellarsi sulle esigenze dell’altro:
Un cristianesimo di frontiera è un cristianesimo cosciente dei rischi, ma nello stesso tempo certo che la propria personale disfatta non coincide con quella del Regno, e che il proprio successo non coincida con la sua realizzazione definitiva. E un cristinesimo che spinge la Chiesa a ritornare ad essere refugium peccatorum, che freni coloro che esigono un « certificato di buona condotta», rendendo in tal modo visibile la sua opzione preferenziale per gli ultimi della storia e dissipando ogni concezione catara che farebbe della Chiesa una sorta di club a cui è possibile aderire solamente a certe condizioni.
Tutto questo si traduce nella scelta di un linguaggio semplice ed essenziale, che interpreta la realtà di tutti i giorni senza tuttavia ridurla a un pensiero semplicista, risultato di un rapporto naïf o superficiale con l’esistenza. La semplicità di cui qui si parla è passata al crogiolo della sofferenza, rendendo il cristiano cosciente che non si può "dichiarare profano ciò che Dio ha purificato" (At.10, 15), dal momento che tutto proviene dalle mani di Dio e che tuto è stato salvato in Cristo.
Si tratta quindi di interpretare l’aggettivo ‘semplice’ che è ripetuto con insistenza nel titolo di questo articolo: la semplicità è in effetti il risultato di un processo sovente lungo e doloroso ; essa si trova alla fine e non all’inizio della strada ; è una conquista dell’uomo, ma nello stesso tempo un dono di Dio.

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- Mons. Pierangelo SEQUERI: «Attualità della testimonianza di Madeleine Delbrêl»

 

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Pubblicazioni del centenario in italiano:
 

 

- Biografia di una mistica tra poesia e impegno sociale, Gilles François e Bernard Pitaud, prefazione di Mons. Michel Santier, Dehoniane, ottobre 2014

 


- Madeleine Delbrêl, 15 Meditazioni di Bernard Pitaud, Gribaudi, maggio 2014